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gioved́ 13 luglio 2017

La Nazione - Ambiente

«TUMORI IN AUMENTO». Allarme dal Tar: "Dati da verificare"

APPROFONDIMENTI.

Una parola che lascia poco spazio alle interpretazioni. E se questi approfondimenti riguardano la salute umana allora c’è poco da scherzare. E’ quello che devono aver pensato i giudici della seconda sezione del Tar della Toscana quando nelle quarantotto pagine della sentenza, hanno analizzato i ricorsi dei comuni di Follonica e Scarlino (insieme alle associazioni e ai comitati ambientalisti) contro le autorizzazioni rilasciate all’inceneritore di Scarlino, date dalla Regione Toscana il 12 di ottobre del 2015.

Un altro capitolo della lunga serie di ricorsi su quell’impianto osteggiato da tutti (a parte la Regione e l’azienda che lo gestisce) si chiude quindi un enorme punto interrogativo. Che se da una parte «boccia» di fatto il funzionamento dell’inceneritore, dall’altra lo assolve sulle presunte «lacune tecniche» che la struttura lamenta da tempo.

Anche solo per i due anni di stop forzato. Ma tant’è. Quello che deve essere necessariamente accertato, come hanno anche sottolineato i sindaci di Follonica e Scarlino, sono le indagini che hanno rilevato un «notevole aumento di determinate forme tumorali nella popolazione – si legge nelle motivazioni della sentenza dei giudici – come dimostra lo studio a cura di Ispo e Asl 9 di Grosseto, il quale conclude che la mortalità e la morbilità di alcune patologie potrebbero essere in parte ascrivibili a esposizioni di tipo ambientali.

Questo – proseguono i giudici – avrebbe dovuto indurre l’amministrazione a proseguire l’istruttoria per verificare se esista o meno un nesso eziologico tra tale fenomeno e la presenza dell’impianto in questione. Sotto questo profilo l’istruttoria risulta carente e deve essere colmata». Ma non solo. I giudici hanno affrontato anche il problema delle possibili «difficoltà materiali che si sono paventate».

«Nell’effettuare tale operazione – proseguono i giudici – non può giustificarne l’omissione poiché il bene salute della popolazione va massimamente tutelato e l’impianto può funzionare solo laddove si riesca ad escludere, quantomeno in termini di ragionevole probabilità, che abbia un ruolo nella verificazione dell’aumento di patologie tumorali. Il principio di precauzione impone infatti che in caso di rischio di danno grave o irreversibile, l’assenza di una piena certezza scientifica non deve costituire motivo per differire l’adozione di misure adeguate ed effettive, anche in rapporto ai costi, atte ad evitare il verificarsi del danno».



       

Ultima modifica: 12.Jun.2017
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