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venerdì 13 dicembre 2019

Il Tirreno - Ambiente

COMUNE DI FOLLONICA - La giudice: l'inceneritore non può ripartire. La class action dei 90 ha vinto la causa

scarlino.

Dopo sei anni di battaglia legale a colpi di superperizie, firmate da superesperti, di colpi di scena, come la rimozione di una consulente per «incompatibilità» e «mancanza di imparzialità», e l'avvicendamento delle due giudici, che rischiava di allungare i tempi, i 90 promotori della class action contro Scarlino Energia, che chiedevano al giudice di accertare la pericolosità dell'inceneritore, ottengono ragione.

È il quinto stop all'impianto - dopo 5 sentenze del Consiglio di Stato che lo hanno bocciato, l'ultima di gennaio - stavolta, però, pronunciato da un tribunale ordinario. Mercoledì la giudice Paola Caporali ha emesso la sentenza 980 : il Tribunale di Grosseto «inibisce tutte le emissioni provenienti dall'attività dell'impianto» e «per l'effetto inibisce la prosecuzione dell'attività del medesimo impianto nella sua attuale configurazione in quanto suscettibile di produrre le suddette immissioni».

La sentenza è di primo grado ma l'avvocato Roberto Fazzi, che ha rappresentato i 90 "attori" della class action - privati cittadini, associazioni di categoria come Coldiretti e Associazione balneari di Follonica, aziende nei settori agrario e turistico, associazioni ambientaliste come il Forum Ambientalista e il Comitato per il no - non fa fatica a definirla «una sentenza storica nel panorama della giustizia italiana» poiché «non era mai accaduto prima che venisse inibita un'attività delle dimensioni e dell'importanza strategica di un inceneritore in sede civile, e cioè non a seguito dell'annullamento di autorizzazioni in sede amministrativa o di condanne in sede penale, bensì a seguito di una iniziativa popolare con la quale numerosi cittadini ed enti hanno chiesto al giudice civile la protezione preventiva del diritto alla salute, anziché il consueto risarcimento danni».

Secondo Fazzi, con «questa sentenza si aprono nuovi spazi di tutela anche in sede civile, avverso attività potenzialmente pericolose per la salute degli abitanti».E a chi gli fa notare che è pur sempre una sentenza di primo grado, dunque appellabile da parte di Scarlino Energia, Fazzi risponde granitico: «Con una sentenza così non abbiamo nessuna paura».

Pilastro della sentenza, e suo «valore aggiunto», secondo Fazzi, è la ricostruzione del funzionamento dell'inceneritore fatta dai periti per verificare se, nel caso l'impianto ripartisse, quelle diossine registrate nel periodo in cui l'inceneritore funzionava (2010-2011 e 2012-2015) tornerebbero a sprigionarsi nell'aria (Scarlino Energia ha presentato a febbraio una nuova richiesta di autorizzazione). La possibilità di "inibire" l'attività di un inceneritore, cioè di bloccarla prima ancora che "faccia danni", è prevista da una sentenza della Cassazione (27 luglio 2000, 9893).

A questo ha puntato la class action, abbandonando quasi subito la strategia della richiesta danni e invocando una tutela preventiva della salute. C'è voluto un anno e mezzo ai consulenti nominati dal giudice e ai periti di parte per studiare il progetto dell'inceneritore e il suo funzionamento. La class action ha portato, da parte sua, il contributo specialistico del Cnr-Irc di Napoli, una delle tre massime autorità scientifiche a livello mondiale nella tecnologia di combustione a letto fluido bollente impiegata a Scarlino.

«Il Cnr Irc convocato a Grosseto nel luglio 2018 - dice Fazzi - ha evidenziato gravi criticità impiantistiche e gestionali e addirittura caratteristiche progettuali e costruttive dell'impianto e modifiche sostanziali apportate all'impianto, entrambe tali da renderlo fuori legge, pericoloso e insicuro, perché potenzialmente idoneo a provocare immissioni analoghe a quelle già verificatesi nel 2010-2011 e nel 2012-2015».Sostanze che, «data anche la allarmante situazione ambientale e sanitaria della Piana di Scarlino e delle popolazioni esposte - dice Fazzi - avrebbero provocato, come si è espresso l'ausiliare medico del collegio peritale, "sia rischi sanitari certi, sia rischi sanitari probabili nel tempo"».

Insomma, «il collegio dei ctu - dice Fazzi - ha formulato il giudizio finale di "considerare la ripresa dell'attività di termovalorizzazione della Scarlino Energia, nella sua attuale configurazione impiantistica e gestionale, insostenibile da un punto di vista ambientale e/o sanitario per il contesto dell'area della Piana».E proprio il contenuto tecnico della sentenza, secondo Fazzi, la renderebbe "blindata" e metterebbe una seria ipoteca anche sulla speranza di Scarlino Energia di poter ottenere una nuova autorizzazione. «La richiesta che hanno presentato alla Regione, infatti, - conclude Fazzi - non modifica di una virgola il progetto dell'inceneritore», quello stesso che questa sentenza ritiene in grado di produrre immissioni pericolose per la salute e l'ambiente. --



       

Ultima modifica: 12.Jun.2017
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