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venerdě 13 dicembre 2019

La Nazione - Ambiente

COMUNE DI FOLLONICA - «L’inceneritore di Scarlino č pericoloso»

GROSSETO

L’inceneritore di Scarlino è pericoloso. A mettere il sigillo all’affermazione che gli ambientalisti maremmani sostenevano da tempo è il giudice Paola Caporali del tribunale di Grosseto. E’ storica la sentenza emessa nella Class Action che 90 soggetti avevano intentato contro l’impianto di incenerimento che si trova nella piana del Casone.

«E’ finita un’odissea durata sei anni – inizia l’avvocato Roberto Fazzi, il legale che ha portato avanti la causa – Nel luglio 2013 chiedevamo che venisse accertata la pericolosità dell’impianto e cioè la sua idoneità potenziale a produrre immissioni dannose per la salute». Sì, perchè la novità di questa causa sta proprio nella richiesta specifica: dimostrare cioè che l’impianto di Scarlino è pericoloso .

«Una sentenza che arriva dopo una serie incredibile di vicende – aggiunge Fazzi – Decisiva è stata la perizia, del Cnr di Napoli, una delle massime autorità scientifiche a livello mondiale proprio nella particolare tecnologia di combustione a letto fluido bollente impiegata a Scarlino».

E’ stato proprio il Cnr a dare la prima spallata all’impianto: «Nella relazioni furono evidenziati gravi criticità impiantistiche e gestionali e addirittura anche caratteristiche progettuali e costruttive dell’impianto, entrambe contra legem – dice il legale -, tali da renderlo fuori legge, pericoloso e insicuro, perchè potenzialmente idoneo a provocare immissioni di diossine che avrebbero comportato «sia rischi sanitari certi, sia rischi sanitari probabili nel tempo».

Un primo giudizio tranchant, dunque, quello del collegio dei Ctu che consideravano «la ripresa dell’attività di termovalorizzazione della Scarlino Energia, nella sua attuale configurazione impiantistica e gestionale, insostenibile da un punto di vista ambientale e/o sanitario per il contesto dell’area della Piana di Scarlino». Una decisione, quindi, che non poteva essere diversa.

E che si poggia su due capisaldi: la sentenza della Cassazione la quale ha sancito il principio che non occorre attendere che un danno sanitario si sia già prodotto per inibire (bloccare preventivamente) l’attività di un impianto; e la Ctu depositata dal Collegio Peritale il quale, dopo un anno e mezzo durante il quale ha lavorato come un vero e proprio laboratorio, ha conclusivamente dimostrato che l’inceneritore di Scarlino, se rimesso in funzione, avrebbe prodotto diossine. «La sentenza è storica – chiude Fazzi – poichè non era mai accaduto prima d’ora che venisse inibita un’attività come un inceneritore in sede civile a seguito di una iniziativa popolare con la quale numerosi cittadini ed enti hanno chiesto al giudice Civile la protezione preventiva del diritto alla salute». Matteo Alfieri



       

Ultima modifica: 12.Jun.2017
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